
Quando si parla di un bene pubblico, un numero estrapolato da un atto può fare colpo, ma non può sostituire la comprensione dell’atto. Un confronto serio tra maggioranza e minoranza richiede onestà intellettuale, vale a dire considerare dati, periodi, condizioni e risultati senza lasciarsi condizionare da vicinanze personali o da interessi legati alle precedenti gestioni.
I 14.900 euro indicati nella determina del 17 settembre non sono il costo della sola pulizia annuale della palestra. Coprono infatti l’arco temporale da settembre 2026 a dicembre 2027 e includono anche la nuova Biblioteca comunale. In dettaglio: -Anno 2026 (4.000 euro totali): 3.200 euro per la pulizia ordinaria di palestra, spogliatoi, servizi e Biblioteca + 800 euro per la pulizia straordinaria del pavimento. -Anno 2027: la restante quota copre interamente il servizio per l’anno successivo. Il costo riferibile a un anno di pulizia per la palestra è quindi di circa 9.000 euro. Questo è il dato da cui dovrebbe partire ogni confronto.
Non è solo una questione di costi, ma di come funzionava. Il modello di gestione precedente affidava alla ASD Polisportiva un utilizzo gratuito e pressoché esclusivo della palestra, comprendendo nella gestione anche la pulizia ordinaria. Nei bilanci dell’associazione risultano 6.018,40 euro nel 2023 e 3.636,80 nel 2024 per tale voce; il bilancio 2025 non risulta depositato in Comune. Il confronto puramente economico è però fuorviante se non si considera la qualità del servizio e la regolarità, contrattuale e contributiva, prevista per gli addetti. Agli atti inoltre risultano diverse segnalazioni dell’Istituto Comprensivo e anche di squadre affiliate alla ASD sulla pulizia non corretta o insufficiente della palestra: è anche da queste criticità che nasce la scelta di cambiare modello.Spendere meno non è un risultato se il servizio non è adeguato. Una struttura pubblica, utilizzata principalmente dalle scuole, deve essere pulita, sicura, regolare e accessibile secondo criteri uguali per tutti.
L’equivoco della palestra “gratis”. La palestra non è mai stata a costo zero: ha sempre avuto costi di manutenzione, gestione, sicurezza e pulizia. Nel precedente modello era gratuito l’utilizzo per il soggetto che la gestiva, che avrebbe dovuto provvedere correttamente alla pulizia, mentre i costi (bollette, manutenzioni) rimanevano a carico della collettività.La Polisportiva svolgeva legittimamente attività a pagamento, disponendo così di entrate derivanti da iscrizioni, tesseramenti, sponsor e, anche, da contributi pubblici (regionali e comunali). È quindi ragionevole che chi produce entrate attraverso un’attività svolta in una struttura pubblica contribuisca almeno in parte ai costi di quella struttura.Altrimenti accade una cosa semplice: i ricavi restano nella gestione dell’attività, mentre i costi della struttura restano interamente a carico di tutti. Per le scuole il principio è diverso, perché si tratta di una funzione pubblica che il Comune è tenuto a sostenere secondo le proprie competenze. Una società sportiva, invece, ha un proprio bilancio, proprie entrate e proprie spese: il sostegno pubblico allo sport non può coincidere con la copertura integrale e permanente dei costi di gestione delle attività di un singolo soggetto. E nemmeno sorvolare sulla pulizia inadeguata e, men che mai, sulle normative di sicurezza non rispettate.
Regole uguali per tutti e tutela dell’interesse pubblico. È proprio qui che il tema assume un significato politico-amministrativo. È una questione di stile amministrativo: chi, rivestendo un ruolo pubblico, continua a difendere un assetto che concentra vantaggi e gratuità su un singolo soggetto privato, è in contraddizione con la stessa funzione istituzionale a cui ambisce.Difendere ancora oggi un modello fondato sull’utilizzo esclusivo o privilegiato di un bene pubblico, sulla gratuità per un singolo soggetto e sulla permanenza dei relativi costi a carico della collettività, è semplicemente inaccettabile. Rimpiangere o rivendicare la conservazione di prerogative costruite nel tempo a vantaggio di una singola realtà è una posizione inconciliabile con il dovere di garantire condizioni eque e sicurezza a tutti gli utilizzatori del patrimonio pubblico.
Chi amministra la cosa pubblica lo sa, quello che conta è solo l’interesse generale. Il punto non è dunque chi presiede una società sportiva, né quali siano i rapporti personali con gli amministratori. Un’amministrazione seria stabilisce regole e le applica a tutti, con equità, trasparenza, legalità e sicurezza. Il nuovo modello non pregiudica né danneggia Polisportiva: l’associazione infatti esiste, ha cambiato presidente e direttivo, continua la propria attività e utilizza la palestra secondo le proprie esigenze, con il tariffario previsto per le associazioni sportive locali. È cambiato il modo di gestire il bene pubblico: non più una disponibilità esclusiva e gratuita, ma programmazione, trasparenza e compartecipazione ai costi.
Oltre gli slogan: contano gli atti e i numeri. È legittimo criticare la maggioranza. Ma chi sostiene che 14.900 euro siano troppi deve spiegare a quali mesi e a quali servizi si riferiscano; chi considera migliore il passato deve confrontare non soltanto le cifre, ma anche quale affidamento, quale impresa di pulizia, con quali garanzie, obblighi e risultati; chi propone alternative deve indicare con precisione quali siano e a quali condizioni.Questo è il confronto istituzionale.Un messaggio social invece è facile, conviene, serve a semplificare senza dimostrare.
Il punto decisivo, dunque, non è spendere di più per la palestra, ma smettere di considerare “risparmio” ciò che trasferisce i costi del bene pubblico sulla collettività. Su questo non bastano gli slogan. Servono atti, documenti e, soprattutto, onestà intellettuale.
L’amministrazione comunale
