Cari Concittadini, autorità, Associazioni, grazie della vostra presenza; ringrazio Don Eugenio che ci accoglie e condivide, come ogni anno, dopo la Messa, la cerimonia. Ci ritroviamo, oggi, per celebrare il 4 Novembre, giorno che segnò la fine della Prima guerra mondiale. Dall’anno scorso è stata istituita quale “Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate” sottolineando il ruolo delle Forze armate nella difesa della patria e nella sicurezza internazionale. Una data che appartiene alla storia e al cuore dell’Italia. Ricorda la tenace difesa italiana lungo il Piave, fiume divenuto simbolo della resistenza contro il nemico – “non passi lo straniero”- e che vide il sacrificio dei nostri soldati per ottenere il compimento dell’unità nazionale. Il 4 novembre è anche, e soprattutto, un giorno di memoria, di gratitudine e di pace. Il bollettino della Vittoria il 4 novembre 1918 annunciò la pace, ma quella pace aveva il volto segnato dal dolore. Da allora come oggi, insieme al ricordo dei nostri Cari defunti, onoriamo i nostri Caduti. Il culto dei morti e la memoria sono le radici più profonde di ogni popolo. Pensiamo ai soldati caduti, ai dispersi, ai prigionieri, agli ostaggi civili. A chi non è mai tornato. A chi non ha potuto ricevere il conforto di una sepoltura. Il bisogno di piangere i propri cari, di restituire dignità ai corpi, è il segno più alto della nostra umanità. Va oltre l’odio e la vendetta. Nell’Iliade, Priamo, si reca da Achille e lo supplica di restituirgli il corpo di suo figlio Ettore: “Baciò quella mano tremenda, omicida, che molti figliuoli gli uccise.” Quel gesto di dolore e di compassione accende nel cuore di Achille la memoria del padre, e ricorda a tutti noi che, anche nella guerra, può sopravvivere la luce dell’umanità. Siamo al Cimitero, luogo sacro, di rispetto, che merita la cura costante che mettiamo, l’impegno dei lavori che potete vedere appena conclusi; abbiamo posato le Corone e i fiori per i Caduti e i Defunti. Foscolo, nei Sepolcri, ci parla della tomba come memoria civile, dove nasce quella “corrispondenza d’amorosi sensi” che unisce i vivi e i morti attraverso l’eternità. La memoria dei defunti è anche una scuola di civiltà, una lezione di moralità e di coraggio. Ad Aquileia, dietro la Basilica di Santa Maria Assunta c’è il Cimitero degli Eroi che commemora i caduti della Prima Guerra Mondiale. Le tombe, segnate da croci di ferro, riportano i nomi e la frase “dulce et decorum pro patria mori”-dolce e dignitoso morire per la Patria-. Altri sacrari ospitano le spoglie dei Caduti, come Redipuglia, ma quello di Aquileia è un luogo di memoria particolarmente emozionante: c’è il sarcofago dei Dieci Militi Ignoti, perché dalla Chiesa, nel 1921, partì la salma dell’undicesimo Milite Ignoto, accompagnata da Maria Bergamas, madre di un soldato disperso sul Carso, alla quale fu affidata la scelta del feretro da tumulare a Roma all’Altare della Patria. Sul monumento che ricorda la sua scelta, si legge: “A tutte le madri.” Mi ha colpita e commossa un’epigrafe scolpita nella pietra, lapidaria nella sua semplicità: “Non piacciono alle madri e non piacciono ai padri le guerre.” “Nessuno è tanto privo di senno da preferire la guerra alla pace: in tempo di pace i figli seppelliscono i padri, in tempo di guerra sono i padri che seppelliscono i figli.” Erodoto, già duemilacinquecento anni fa, ammoniva. Oggi questa giornata ci chiama quindi alla responsabilità della memoria, ma anche alla responsabilità della pace. L’Italia ha scelto di chiamare il suo ministero della Difesa e non della Guerra: è un segno forte, un richiamo alla nostra Costituzione, l’articolo 11 proclama “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli.” Quest’anno ricorrono gli 80 anni dell’ONU, nata dal dolore dei conflitti per costruire una pace duratura in tutto il mondo. Il 24 ottobre abbiamo esposto in piazza del Municipio la Bandiera dell’ONU. Come ha ricordato il Presidente Mattarella, “i valori fondanti della Carta delle Nazioni Unite sono tre: Pace, Sviluppo e Diritti Umani. Eppure, oggi – ha detto – l’ONU è sotto attacco, e proprio per questo va difeso”. Infatti, l’ONU è spesso inascoltato, deriso, ignorato. Le sue risoluzioni vengono calpestate, le sue richieste di tregua, disattese. Quando la voce delle Nazioni Unite viene zittita, quando la legge internazionale viene derisa, a perdere è l’intera umanità. Dopo oltre cinquantamila Palestinesi uccisi, tra cui migliaia di bambini – piccoli esseri umani indifesi che definisco bambini, dopo città rase al suolo e vite spezzate, non possiamo tacere. Dopo che le morti e le sofferenze continuano – oggi sono attivi circa 56 conflitti armati, il numero più alto dalla Seconda Guerra Mondiale, in Ucraina, in Africa, in Asia. Non possiamo essere neutrali di fronte al dolore dei nostri fratelli. Difendere l’Italia unita, che è nata dalla Prima guerra mondiale, e l’Italia repubblicana e democratica, che è nata dalla Seconda, dalla Resistenza e dalla Costituzione, significa oggi difendere anche l’Europa: l’Europa dei diritti, della pace, dei popoli liberi. E significa difendere la giustizia internazionale, perché non c’è pace vera senza giustizia, non c’è tregua duratura senza riconoscere la dignità dell’altro. Papa Leone ha ammonito: “Bisogna disarmare le parole e disarmare gli animi.” E il Presidente Mattarella: “È la crescita dei nazionalismi a creare le condizioni per la guerra, come avvenne nel Novecento.”Eppure, aumentano gli investimenti per le armi, riprendono i test nucleari e c’è chi si erge a paladino della libertà e della democrazia, ma si comporta come se fosse al di sopra delle leggi, come se la giustizia dovesse valere solo per gli altri,. È da quell’orgoglio cieco che nascono tutte le guerre. Prima di pensare alla guerra, bisogna pensare ai propri figli. Guardarli negli occhi e chiedersi che mondo stiamo costruendo per loro, perché la libertà, la democrazia e la pace non si ereditano mai una volta per tutte: si difendono, ogni giorno, con la forza del cuore e della ragione. Oggi noi ricordiamo tutti i caduti, onoriamo le madri e i padri, onoriamo la vita! Onore ai nostri Caduti, Onore all’Italia unita e democratica, Onore ai Popoli che, come noi, credono nella pace.
Elena Daddi




