Parliamoci chiaro: quello che sta avvenendo in Palestina è una colonizzazione. Brutale, sanguinaria, portata avanti a danno dei palestinesi dallo stato di Israele sin dalla sua autoproclamazione, nel 1948. Una colonizzazione simile a quella fatta sui nativi americani per opera degli Stati Uniti o come quella sugli aborigeni australiani da parte degli inglesi. Come in quei due casi infatti, lo scopo era ed è di rubare la terra alle popolazioni locali, considerate primitive e inferiori. Come in quei due casi, i mezzi usati furono e sono tuttora le stragi, la pulizia etnica e la discriminazione razziale. Ma mentre le altre due colonizzazioni sono terminate ormai da oltre un secolo, con l’ovvio risultato finale di un completo annichilimento di quelle etnìe, questa è tuttora in corso, sotto i nostri occhi, con massacri e violenze inaudite. La narrazione che l’unica “democrazia” del Medio Oriente si stia semplicemente difendendo dal terrorismo islamico, non regge assolutamente all’analisi storica, perché, se da un lato è pur vero che la rivolta armata delle varie organizzazioni paramilitari palestinesi (prima l’OLP poi al Fatah, poi Hamas) ha superato i limiti di una legittima lotta di liberazione, avendo fatto vittime civili e quindi violato le norme stabilite dal Diritto Internazionale, è altrettanto vero che Israele ha raggiunto forme di sadismo e crudeltà inconcepibili verso civili inermi e indifesi, arrivando ad usare la fame come arma di sterminio, anche contro donne e bambini, come riportato da migliaia di testimoni neutri e imparziali, assolutamente affidabili. E chi si ostina a negare queste evidenze e continua a considerare Israele come la vittima aggredita, non può più invocare la buona fede dell’ignoranza o della falsa informazione ma è da considerare, a vario titolo, complice consapevole. Come sempre infatti non si tratta di uno scontro di civiltà, di una guerra di religione, di una lotta fra democrazia e barbarie ma semplicemente di una questione di egemonia di razza e di business. Lo dicono gli stessi Ebrei ortodossi, i veri Giudei di Israele, che aborrono il comportamento e le intenzioni dello stato sionista israeliano ed auspicano invece la venuta di uno stato palestinese, governato da palestinesi, in cui tutti gli uomini di buona volontà abbiano gli stessi diritti e gli stessi doveri, vivendo in pace. Che siano essi musulmani, ebrei o cristiani, ognuno professerebbe la propria religione, seguendo i propri usi e costumi ma anche rispettando gli usi, i costumi e la religione degli altri. In ogni caso qualunque Pace si voglia raggiungere, per essere vera e duratura, non può prescindere dal rispetto dei Diritti Umani di tutti i protagonisti in campo e dal riconoscimento reciproco dei due stati palestinese e israeliano, come avvenne a Oslo nel 1993 fra Rabin e Arafat. Purtroppo però l’arroganza e la prepotenza dello stato sionista è sostenuto e incoraggiato dal governo statunitense che agisce allo stesso modo, stando al di sopra della legge, ignorando il Diritto Internazionale e le Nazioni Unite, che valgono per tutti ma non per loro. E la legge del più forte continua così a dominare lo scenario mediorientale, in barba alle risoluzioni ONU e alla Corte Penale Internazionale. Ma la cosa peggiore è che, per vassallaggio o servilismo, quasi nessuno stato europeo, inclusa l’Italia, osa criticare questa politica di colonialismo feroce, rendendoci così tutti complici. Ne pagheremo le conseguenze subendo il giudizio dei posteri, che valuteranno severamente la nostra inazione di fronte a questa tragedia. Come già successe dopo il 1945, quando fummo messi di fronte al nostro passato fascista. Per fortuna anche oggi, come nel ventennio, si alzano parecchie voci di coraggiosa denuncia, come quella di Francesca Albanese e di altri eminenti personalità del mondo della politica, della cultura, del giornalismo, dello spettacolo. Voci che infiammano i cuori e le coscienze e riempiono le piazze. Voci che forse – ce lo auguriamo – riusciranno a scuotere il torpore della maggioranza silenziosa e dormiente del popolo italiano ma che di sicuro riscatteranno l’onore dell’Italia di fronte al giudizio della Storia.
Walter Monti

